2008/07/30

Conferenza sull'11/9 a Lugano

di Paolo Attivissimo

L'11 settembre 2008, alle 18, si terrà a Lugano una conferenza pubblica, intitolata "11/9 La Cospirazione Impossibile", per esaminare insieme ad esperti di settore le teorie alternative riguardanti gli attentati dell'11 settembre 2001.

L'ampia sala che ospiterà l'incontro, aperto a tutti, è l'Auditorium dell'Università della Svizzera Italiana, in via G. Buffi 13.

Durante la conferenza, di cui sarò uno dei relatori, vi sarà ampio spazio per le domande del pubblico e verranno presentati documenti, filmati e immagini che consentiranno di chiarire i termini della questione e ricordare la vera natura dell'11/9, per molti sbiadita dal tempo.

L'approccio non sarà limitato alla confutazione delle teorie cospirazioniste: sarà mirato a consentire a chi non si sente complottista, ma ha semplicemente dei dubbi, di comprendere meglio la dinamica di un giorno che ha cambiato la storia. Questo sarà possibile grazie alla ricca documentazione pubblicata in questi anni da fonti tecniche e giornalistiche.

E' possibile scaricare una cartina della città e una mappa dell'Università che, insieme alle istruzioni fornite dall'ateneo, consentono di raggiungere agevolmente l'Auditorium. Per ulteriori informazioni, siete pregati di contattare gli organizzatori presso micinque@gmail.com.


L'ingresso principale dell'Università.


Un paio di foto dell'Auditorium, per gentile concessione di Ilapede:



2008/07/29

Si può scambiare un Cruise per un Boeing 757?

di Paolo Attivissimo

Si sente spesso che il Pentagono potrebbe essere stato colpito da un missile Cruise. I testimoni oculari l'avrebbero scambiato per un aereo di linea, magari ingannati dal fatto che il missile era dipinto con i colori della livrea della American Airlines.

Quanto è plausibile un'affermazione del genere? Proviamo a confrontare dimensioni e forma di un missile Cruise e di un Boeing 757.

Innanzi tutto, va chiarito che dietro l'etichetta popolare di "missile Cruise" vi sono in realtà vari modelli differenti, come discusso in questo articolo di John. Qui verranno presi in considerazione i più diffusi: il Tomahawk, l'AGM-86 e l'AGM-129.

Il missile BGM-109 Tomahawk


Il Tomahawk (foto qui accanto, tratta da Wikipedia; altre foto sono su Navy.mil e su Globalsecurity.org) misura 5,56 m di lunghezza e ha un'apertura alare di 2,67 m. La sua fusoliera ha un diametro di 52 cm e il suo peso complessivo è pari a 1315 kg. I dati sono pubblicati da Globalsecurity.org.

Il missile AGM-86


L'AGM-86 (foto qui accanto) misura 6,32 m di lunghezza e ha un'apertura alare di 3,66 m. La sua fusoliera ha un diametro di 62 cm e il suo peso complessivo varia da 1450 kg a 1950 kg in base alle versioni. Questi dati sono tratti da Designation-systems.net.

Il missile AGM-129


L'AGM-129 (foto qui sotto) misura 6,35 m di lunghezza e ha un'apertura alare di 3,10 m. La sua fusoliera ha un diametro di 70,5 cm e il suo peso complessivo è di 1680 kg. Questi dati sono tratti da Designation-systems.net.



Il Boeing 757




Il Boeing 757-223 che colpì il Pentagono è mostrato nella foto qui sopra. Questo modello di velivolo ha una lunghezza complessiva di 47,32 metri e un'apertura alare di 38,05 metri. La sua fusoliera ha un diametro di 3,7 metri. Il suo peso complessivo varia da 58.000 kg (peso a vuoto) a 115.680 kg (peso massimo al decollo); al momento dell'impatto, la American Airlines stima un peso di 82.000 kg. I dati sono pubblicati dalla Boeing, il cui sito offre anche un disegno in scala e un disegno in formato CAD del velivolo.

Forme e dimensioni a confronto


Ora che abbiamo a disposizione i dati, possiamo valutare meglio la plausibilità di un equivoco fra missile Cruise e aereo di linea.

A prescindere dalle dimensioni, dalle fotografie si nota subito la drastica differenza di forme:
  • il Boeing 757 ha due grandi motori appesi sotto le ali, mentre nessuno dei missili Cruise ha oggetti del genere in quella posizione;
  • il Boeing 757 ha ali a freccia, mentre due modelli di missile Cruise hanno ali a freccia invertita o diritte, facilmente distinguibili (solo l'AGM-86 ha ali a freccia);
  • il Boeing 757 ha ali lunghe quasi quanto la fusoliera, mentre i missili Cruise hanno tutti ali ben più corte della propria fusoliera;
  • nessuno dei missili Cruise ha il profilo del muso con doppia curvatura come lo ha il Boeing 757;
  • nessuno dei missile Cruise ha una spiccata deriva verticale sopra la fusoliera; uno, l'AGM-129, ha addirittura la deriva sotto la fusoliera; gli altri due hanno una deriva molto piccola rispetto alla fusoliera.

Già queste considerazioni permettono di notare che anche un occhio non esperto si accorgerebbe della differenza di forma fra un missile di questo genere e un aereo di linea. Ma veniamo alle dimensioni.

La lunghezza massima di un missile Cruise è 6,35 metri, ossia grosso modo una Ford Focus (4,18 metri) e mezza, tanto per avere un termine di paragone familiare. Un Boeing 757 è lungo come 11 di queste vetture messe in fila.


B757TomahawkAGM-86AGM-129Rapporto
Lunghezza (cm)
4732556632
6357,4:1
Apertura alare (cm)
3805267366310
10,4:1
Diametro fusoliera (cm)
3705262
70,55:1
Peso (kg)
82.00013151950
1680
42:1


La differenza, particolarmente per l'apertura alare, è davvero notevole: le ali più lunghe di un missile Cruise sono soltanto un decimo di quelle di un Boeing 757; la fusoliera più lunga di un Cruise è 7,4 volte più corta di quelle di un Boeing 757; il diametro della fusoliera più ampia di un Cruise è 5 volte più piccolo di quello di un Boeing 757.

Considerando questi rapporti di dimensione e cercandone uno analogo in natura, pensate si possa seriamente confondere un passero con un albatross?

Aggiornamento


ZeusBlue ha preparato questo confronto in scala fra un Boeing 757 e un missile Cruise che spiega la situazione molto chiaramente. Pensate davvero che qualcuno possa scambiare una matita volante per un bestione come un aereo di linea?

Guru complottista rinnega una teoria, seguaci imbufaliti

di Paolo Attivissimo, su segnalazione di Hammer

Qualora dovessero servire altri segni dello sgonfiamento per logorio interno del cospirazionismo undicisettembrino, vale la pena di leggere questa discussione su Luogocomune.net.

Inizia con un articolo scritto da Massimo Mazzucco, intitolato “No planes”, una teoria insostenibile: uno degli esponenti più noti del cospirazionismo italiano dice, senza mezzi termini, che è "assurda", "insostenibile" e va "scartata del tutto" la teoria secondo la quale non c'erano aerei alle Torri Gemelle, ma al loro posto furono proiettati ologrammi o furono aggiunti dei modellini con gli effetti speciali nelle immagini trasmesse dai network.

Meglio tardi che mai.

Mazzucco spiega anche perché questa teoria non regge. Per esempio:

un’ipotesi no-planes sarebbe stata scartata sul nascere, proprio per il rischio evidente che centinaia di persone si accorgessero che la Torre esplodeva senza che nessun aereo l’avesse colpita, oppure che addirittutra [sic] la filmassero in quelle condizioni.

E ancora:

...si pone la domanda: chi mai avrebbe scelto di correre un rischio del genere? E soprattutto, a quale scopo?


Una cosa che infatti i no planers si dimenticano regolarmente di indicare, è per quale motivo si sarebbe mai dovuti ricorrere ad una strategia così complessa e improbabile in primo luogo.

Sono parole sorprendenti, se si considera che non sono scritte da un debunker, ma da uno strenuo sostenitore delle teorie alternative. Eppure sono le stesse obiezioni che da anni noi rivolgiamo ai complottisti per segnalare l'assurdità di un altro caso di teoria no plane: quello del Pentagono.

Organizzare una
complicatissima messinscena per far sembrare che un aereo colpisca ciascuna delle Torri Gemelle e usare invece missili o ologrammi è un'assurdità che va scartata, dice Mazzucco. Organizzare una complicatissima messinscena per far sembrare che un aereo colpisca il Pentagono e usare invece un missile è invece una delle teorie pilastro del cospirazionismo. Non fa una grinza.

Comunque sia, possiamo trarre conforto dal fatto che almeno per gli ologrammi alle Torri Gemelle, il concetto dell'assurda complessità e dell'altissimo rischio di fallimento degli scenari alternativi, che da anni i debunker propongono come obiezione di buon senso, ha fatto finalmente breccia anche in un complottista DOC. Gli ci sono voluti sette anni, certo, ma occorre essere pazienti: le idee complesse richiedono tempo per essere digerite.

Ma la cosa più ironica è la reazione dei membri di Luogocomune. Alcuni accettano la stroncatura implicita di Mazzucco a tutti i video complottisti, come "September Clues", che si basano sulle teorie di manipolazione delle immagini al WTC. Anzi, Mazzucco stesso traccia un quadro involontariamente comico delle difficoltà che si incontrano a ragionare con un cospirazionista:

Ho parlato con l'autore di September Clues, e ci crede talmente tanto che alla fine è stato impossibile ragionare con lui.

Il problema nasce dal fatto che loro "vedono" delle anomalie nei video che noi non vediamo, e quindi si imbufaliscono perchè secondo loro la cosa dovrebbe essere assolutamente ovvia. Quando uno ti dice "ma cazzo, non lo vedi?" per venti volte di seguito, ma non sa spiegarti bene "cosa" dovrei vedere, è chiaro che insieme si fa poca strada.




Ben detto. Mazzucco probabilmente non le intendeva in questi termini, ma le sue parole spiegano esattamente perché noi non riusciamo a imbastire alcuna collaborazione con lui (e con il resto del cosiddetto "movimento per la verità"). E' sublime vedere un complottista finire vittima dei deliri di un altro complottista e lamentarsi che non riesce a ragionarci. E' la pena del contrappasso di dantesca memoria.

Altri adepti di Luogocomune, invece, rifiutano la stroncatura e oppongono resistenza:

Neoprog: Si sostiene invece che sia passato un missile, questo lo sai ma lo nascondi, quindi, la scenetta dei naudet è perfettamente compatibile con un rumore dall'alto. In alternativa c'è anche il doomsday plane che è passato a bassa quota contemporaneamente agli schianti (da qui, molti testimoni).

Dovresti spiegarci, già che ci sei, perchè la sagoma dell'aereo si forma sei secondi dopo l'impatto, e perchè la palla di fuoco non viene spazzata via dal vortice d'aria che ogni aereo si porta appresso?


Paxtibi: Personalmente ritengo la teoria no-plane la più plausibile. Non sto a spiegare perché né a quale teoria di preciso mi riferisca perché non mi interessa discuterne né convincere nessuno.

Audisio: Massimo, non mi piace come hai affrontato l'argomento. Pur avendola prospettata nel preambolo, non hai poi discusso concretamente l'unica versione della teoria no-planes che abbia ragion d'essere che è poi quella originale, ossia l'ipotesi dell'ologramma.


Luca2012: Ma perchè nell'articolo l'ipotesi di ologrammi non è affrontata? Premetto che non credo in tale teoria, però già che c'eravamo perchè non parlarne? Dopotutto quella della cgi è una teoria che non avrebbe nemmeno bisogno di essere confutata, per quanto è ridicola (basta chiedersi: e tutta la gente che stava là e guardava? e tutti quelli che riprendevano con telecamere o telefonini dopo il primo impatto?). Invece la teoria degli ologrammi, per quanto assurda, è già più "sensata". Il progetto Bluebeam si basava proprio su questo.


Inizia così il battibecco fra complottisti, che consiglio di leggere integralmente per capire con chi si ha a che fare in questo campo, e che al momento in cui scrivo si conclude con questa perla assoluta di autoavvitamento paranoico:

Desbouvet: Le teorie no-plane potrebbero essere state alimentate dal di dietro e dal di sotto proprio perchè raccontano la verità. La ricerca alternativa più consolidata, forte dei suoi numeri, potrebbe uccidere la verità. Massimo ha fatto capire di aver bene studiato la teoria alternativa a quella alternativa, ma altri personaggi hanno fatto capire di non averla considerata nei dettagli, eppure l'hanno liquidata, gelosi forse delle proprie ricerche sudate anni.


E poi si chiedono come mai nessuno li prende sul serio.

2008/07/28

Un rottame d'aereo inedito davanti al Pentagono?

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

English abstract: Video footage apparently shot at the Pentagon's west lawn on 9/11 very briefly shows what might be a jagged piece of aircraft fuselage leaning against some steps, partly behind foliage. Part of the object's contour strongly resembles the shape of an airliner window frame. The footage is shown below and compared with aircraft debris from the World Trade Center impacts.


Ricevo e segnalo queste due immagini, di cui per il momento preferisco non indicare la fonte per consentire una valutazione oggettiva e che sembrano mostrare un oggetto che richiama la forma di un pezzo di fusoliera d'aereo, con una parte del contorno di un'apertura di un finestrino, parzialmente nascosto dal fogliame di una pianta. L'apertura sembrerebbe avere anche il bordo svasato tipico dell'alloggiamento dei doppi vetri degli aerei di linea.

L'ubicazione sembra essere la facciata del Pentagono, nella zona d'impatto, e la datazione sembra essere l'11 settembre 2001.

Se l'identificazione di quest'oggetto e l'autenticità del contesto fossero confermate, sarebbe un ulteriore elemento significativo per rispondere a coloro che ancora ritengono che al Pentagono non vi fossero subito visibili dei rottami chiaramente provenienti da un aereo di linea. La presenza del Volo 77 al Pentagono e il suo schianto sono ormai documentati al di là di ogni ragionevole dubbio, ma l'efficacia di una documentazione visiva è comunque un contributo prezioso, soprattutto nelle discussioni con i più caparbi sostenitori delle teorie alternative.

Chiunque sia in grado di gettare luce su queste immagini o di fornirne altre a supporto o a smentita è invitato a farlo. Per il momento, le pubblico con l'invito alla massima prudenza nelle valutazioni.




Versione ritoccata nel contrasto e nei colori per esaltare i dettagli:







Versione ritoccata nel contrasto e nei colori per esaltare i dettagli:



2008/07/29: Lo spezzone di video


Ho preparato alla buona un video che raccoglie i pochi fotogrammi che mostrano l'oggetto.



La forma dell'oggetto può essere confrontata con le seguenti foto di frammenti di fusoliera, provenienti dall'area dei finestrini, degli aerei che colpirono le Torri Gemelle.





2008/07/27

Zerobubbole: il NIST ha manipolato i dati, Zero lo dimostra. Con dati falsi

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

E' un po' che non proseguiamo pubblicamente le Zerobubbole, l'analisi punto per punto di tutte le fandonie dichiarate dal DVD Zero di Giulietto Chiesa e Franco Fracassi. Qualcuno potrebbe temere che non abbiamo più trovato nulla di contestabile. In realtà l'analisi procede, e procede tanto bene (si fa per dire), con la scoperta di così tante altre bubbole, che ci tocca rinunciare a pubblicare le singole bubbole in ordine cronologico. L'ultimo conteggio, stando al sunto disponibile in Zerobubbole Pocket, è arrivato a quota 108, comodamente oltre la media di una bubbola al minuto (Zero in DVD dura 104 minuti, titoli di testa e coda compresi).

La perla più recente è una perla addirittura doppia e ci arriva da Kevin Ryan (nella foto), l'addetto alla verifica della potabilità dell'acqua che Zero, per ragioni insondabili, cita ripetutamente come se fosse un esperto di incendi e strutture in acciaio.

A sedici minuti e mezzo dall'inizio del DVD, Kevin Ryan dice (stando al doppiaggio) a proposito del NIST, l'ente responsabile per la ricostruzione tecnica delle cause dei crolli delle Torri Gemelle, quanto segue:

Dopo aver indagato sull'argomento per un anno e mezzo, ho scoperto che non solo hanno contraddetto i risultati dei loro stessi test, ma in più hanno anche manipolato i parametri di quei test. Hanno raddoppiato qualcosa, hanno dimezzato qualcos'altro... Ad esempio, la loro versione sostiene che il velivolo trasportava 13 tonnellate di combustibile, ma l'aviazione civile sostiene che in realtà non erano più di sei tonnellate e mezza. La metà.

In realtà è Zero, non il NIST, che manipola i dati per bocca di Kevin Ryan, e lo fa in maniera molto stupida perché facilmente smascherabile. Infatti qualunque pilota di linea può confermare che un Boeing 767 che deve attraversare gli Stati Uniti, come quelli lanciati contro le Torri Gemelle, imbarca ben più di "sei tonnellate e mezza" di carburante. Molto di più. Un volo New York-Los Angeles su un 767 consuma in media 15.982 galloni (circa 60.000 litri), secondo dati forniti dalla American Airlines e pubblicati dal Wall Street Journal.

Sessantamila litri. Tenendo conto del fatto che il carburante per aerei pesa circa 0,8 kg/litro, sono circa 48 tonnellate. Soltanto un imbecille partirebbe con sei tonnellate e mezza di carburante quando ne servono quarantotto. Soltanto un incompetente patentato direbbe che un volo transcontinentale è decollato con sei tonnellate e mezza di carburante. Sarebbe come partire in auto con la spia della riserva già accesa e sperare di fare Milano-Napoli senza rifornimento.

Ma forse Ryan intendeva dire che gli aerei avevano a bordo quelle sei tonnellate e mezza al momento dell'impatto contro le Torri Gemelle e che un po' del carburante era stato consumato durante il tragitto.

Ebbene, la American Airlines ha dichiarato che il Volo 11 (WTC1) aveva a bordo, al momento dell'impatto, circa 66.100 libbre (29.982 kg) di carburante; la United Airlines ha dichiarato che il Volo 175 aveva a bordo, sempre al momento dell'impatto, 62.000 libbre (28.122 kg) di carburante. Questi dati tengono conto del carburante consumato durante il volo, durato 46 minuti per il Volo 11 e 49 minuti per il Volo 175, e sono riportati dai documenti NIST WTC Flammable Contents Request della United Airlines e In re September 11 Litigation C&F, come indicato dal rapporto NIST 1-2B, Analysis of Aircraft Impacts into the World Trade Center Towers, pagina 84.

Ventotto tonnellate; non sei e mezza. Ma allora, da dove ha tirato fuori Ryan le sue cifre? Mistero. Le attribuisce vagamente al NIST e all'Aviazione Civile, ma non indica nulla di più preciso.

In altre parole, Kevin Ryan sta asserendo dati quasi cinque volte inferiori alla realtà. Ha una bella faccia tosta ad accusare gli altri di manipolare i dati.

Nota (2008/08/17): ascoltando l'audio inglese di Zero, emerge che Kevin Ryan parla di "aircraft combustibles". Mentre in italiano "combustibile" è, nell'uso corrente, sinonimo di "carburante", in inglese "combustibles" significa esclusivamente "materiale in grado di bruciare"; "carburante" è invece "fuel". Sembra quindi che Ryan, in originale, parli di "13 tonnellate di materiali combustibili" trasportati dall'aereo, ossia dica che a bordo, oltre al carburante, c'erano 13 tonnellate di materiali in grado di prendere fuoco. Non è chiaro, quindi, cosa intenda Zero con "combustibile": forse gli arredi interni dell'aereo e/o i suoi passeggeri? Dato che Zero, tanto per cambiare, non chiede fonti o documentazioni ai propri "esperti", non c'è modo di saperlo. E in tal caso, quale differenza sconvolgente farebbe per l'entità dell'incendio delle Torri Gemelle il peso degli arredi e dei passeggeri dell'aereo?

Zero in aritmetica: Dalle 8:46 alle 10:28? Sono 50 minuti


Non è finita. Ryan, pochi secondi dopo, la spara ancora più grossa. Il doppiaggio di Zero gli attribuisce infatti questa frase:

L'hanno raddoppiata, e hanno raddoppiato il tempo di esposizione dei pilastri al fuoco: 90 minuti. Mentre sappiamo che tale esposizione è stata di 45 e 50 minuti, nei due edifici.

Scusatemi se non uso mezzi termini: qui siamo all'asineria pura in aritmetica di base. Vediamo se riesco a spiegare in modo che anche Ryan e gli autori di Zero che gli danno corda possano capire dove sta l'errore.

L'impatto del Volo 11 contro il WTC1 avvenne alle 8:46 e l'edificio prese fuoco subito, continuando a bruciare fino al suo crollo, avvenuto alle 10:28. Sono dati a disposizione di chiunque, testimoniati dai network di tutto il mondo e dalle decine di migliaia di persone che affollavano l'area degli attentati a New York, e che nessuno seriamente mette in dubbio.

Orbene, dalle 8:46 alle 10:28 ci sono 14 + 60 + 28 = 102 minuti. Non 45. Non 50. Ma addirittura il doppio.

Anche qui, insomma, è Zero che manipola i dati, proprio mentre accusa gli altri di farlo.

E questo sarebbe il modo di procedere di chi vuole arrivare alla verità?

2008/07/25

L'origine della teoria del carrello a discesa automatica

di Paolo Attivissimo, con il contributo di Hammer e dei lettori indicati nei commenti. L'articolo è stato ampliato dopo la pubblicazione iniziale.

Uno degli esempi più classici dell'impreparazione tecnica dei cospirazionisti e della loro accettazione incondizionata di qualunque affermazione supporti le loro fantasie, per poi far finta di niente e autocensurarsi quando vengono sbufalati, è il mito del "carrello a discesa automatica".

La teoria che i carrelli degli aerei di linea scendessero automaticamente al di sotto di una certa quota, e che quindi nel prato davanti al Pentagono mancassero misteriosamente i solchi delle ruote del Boeing 757 che si schiantò contro l'edificio, era uno dei capisaldi del primo cospirazionismo. Oggi è praticamente scomparsa: attualmente la ricerca della frase "carrello a discesa automatica" restituisce praticamente soltanto pagine di siti di debunking. Ne restano alcune tracce nelle tante mail d'indignata protesta ricevute in questi anni e nei commenti dei complottisti in questo blog ("da pilota esperto dovresti sapere che sotto una certa quota il carrello scende automaticamente!" esclamava Da77si qui ancora nel 2006).

Grazie alle ricerche dei lettori, però, se ne possono segnalare tuttora alcuni esempi residui. C'è questa discussione, sempre datata 2006, su HWUpgrade.it ("ma in una fase "atterraggio" il pilota automatico, tira "automaticamente" fuori i carrelli"); c'è questo sito cospirazionista che sentenzia che "Il carrello di un simile aero [sic] è alto intorno ai 4 metri, controllato da un sistema automatico che al di sotto di una data quota lo fa uscire dalla carlinga. Avrebbe dovuto lasciare un solco ben visibile sul prato". Non manca chi critica i primi articoli italiani di debunking su Autistici.org qui, chiedendosi "come riesce a scansare tutti i pali dell'illuminazione stradale e non fare nemmeno un graffio al prato antistante, nonostante il carrello di atterraggio esce [sic] automaticamente a bassa quota?". C'è qualcosa anche in questo blog del 2005. Ma siamo lontani dalla popolarità iniziale di questa teoria.

Soprattutto, è dai siti principali dedicati al tema delle ipotesi di complotto undicisettembrine, i siti degli "esperti" in queste teorie, che sembra essere scomparsa ogni discussione in merito. Fa eccezione il sito Giuliettochiesa.it, che in una risposta del 2006 documenta che anche Chiesa era convinto del carrello a discesa automatica (le evidenziazioni sono aggiunte):

Ma la Boeing le confermerà che a quattro metri di altezza il carrello è già automaticamente abbassato (a meno che l'aereo e i suoi computers non siano stati manomessi prima di partire da una equipe di tecnici molto esperti. Non mi risulta che questo sia avvenuto e la Commissione ufficiale d'Inchiesta non ne fa cenno. Dunque se dobbiamo occuparci della versione ufficiale, ecco un buco grande come il Pentagono.

Inoltre: può un aereo volare ad oltre 700 chilometri orari (come risulta dalla Commissione d'inchiesta ufficiale) con il carrello abbassato a circa 4, o 5 metri di altezza, senza sfiorare il prato?




A parte questi avanzi, insomma, il "movimento per la verità" ha compiuto un'opera di autopurga del proprio passato degna del miglior Orwell: non ha pubblicato una rettifica o una correzione per avvisare dell'errore in modo che altri non v'incappassero (e infatti Chiesa vi è incappato), ma ha completamente, sistematicamente rimosso ogni traccia di aver mai creduto a questa teoria del carrello a discesa automatica.

Ma se è facile cambiare una pagina Web senza lasciare tracce, non è altrettanto facile cambiare le pagine dei libri. In particolare, è grazie ai libri cospirazionisti che abbiamo collezionato in questi anni che possiamo ricostruire la vera storia del cospirazionismo e possiamo arrivare alla probabile origine della Teoria Che Nessuno Osa Nominare.

Uno dei suoi padri, o perlomeno dei suoi sostenitori, è nientemeno che Thierry Meyssan, l'autore-guru del vendutissimo L'Effroyable Imposture che lanciò la moda del cospirazionismo con lo stesso stile e le stesse tecniche usate a suo tempo da Charles Berlitz per lanciare il mito del Triangolo delle Bermuda nel libro omonimo. Basta infatti andare a pagina 18 del libro di Meyssan per scoprire questa perla:



"En baissant d'altitude, le train d'atterrissage sort automatiquement."


La versione italiana è altrettanto inequivocabile:



Scendendo di quota il carrello esce automaticamente.


Carta canta, villan censura.

Lasciamo perdere le altre perle che Meyssan inanella in questa singola pagina: l'affermazione che nessun lampione fu colpito dall'aereo (ne furono colpiti ben cinque) e che i danni interessarono soltanto il primo anello del Pentagono. Quello che conta è che la storia del carrello a discesa automatica dimostra l'inettitudine investigativa di Meyssan, che pure continua ad essere presentato dai cospirazionisti come un maestro (tanto da essere tuttora citato da Megachip.info di Giulietto Chiesa nella "Bibliografia essenziale" con ben due titoli, come si può vedere nella schermata qui accanto, cliccabile per ingrandirla).

Soprattutto, però, ripescare questa storia documenta la scelta dell'intero "movimento per la verità": far finta di non aver mai detto un'idiozia di questo calibro, non avere il coraggio di ammettere i propri errori e migliorarsi, non avvisare gli altri dell'errore, ma tentare di cancellare ogni traccia del proprio imbarazzante passato. Un segno esemplare di correttezza investigativa e di approccio trasparente.

E non si tratta di un comportamento occasionale: lo stesso trattamento è stato riservato ad altre teorie un tempo in auge ma ora relegate nel dimenticatoio, come il "pod" appeso sotto uno degli aerei alle Torri Gemelle, il transponder impossibile da spegnere, il B-52 che avrebbe colpito l'Empire State Building, o il Volo 93 che sarebbe atterrato a Cleveland (Loose Change prima edizione).

Ma noi non dimentichiamo.

2008/07/23

Recensione: La Guerra Segreta della CIA

di John - www.Crono911.org

Steve Coll è un giornalista investigativo, è stato co-direttore del Washington Post, collaboratore del New Yorker e corrispondente dall'Asia e Medio Oriente.

Ha vinto due premi Pulitzer, uno nel 1990 e l'altro nel 2004 con il libro che ci accingiamo a recensire, la cui edizione originale in inglese ha il titolo di Ghost Wars.

Quest'anno l'edizione italiana è stata pubblicata nella collana Storia della BUR (codice ISBN 978-88-17-02230-9, prezzo di copertina 13 euro) con il titolo La guerra segreta della CIA e il sottotitolo: L'America, l'Afghanistan e Bin Laden dall'invasione sovietica al 10 settembre 2001.

La conoscenza degli antefatti dell'11 settembre 2001 è una parte fondamentale della ricerca storica su quella tragedia, e Coll ha fatto un lavoro magistrale, per certi versi incredibile, nel ricostruire ogni singolo dettaglio di un aspetto di cui si parla tanto ma si conosce poco: le attività della CIA in Afghanistan nel periodo 1979-2001.

Coll ha attinto le informazioni direttamente dai protagonisti di quelle vicende: americani, afghani, pakistani, sauditi. Ogni particolare è stato ricostruito con la memoria di chi lo ha realmente vissuto ed è stato verificato con le evidenze provenienti da numerose altre fonti. In oltre 800 pagine, Coll ci proietta nei colloqui, nelle riunioni, nelle decisioni e nelle azioni operative.

In estrema sintesi, il giornalista spiega e descrive come la CIA e l'ISI (il servizio segreto pakistano) finanziarono e fornirono equipaggiamenti, ciascuno per proprio conto, direttamente ai numerosi “capi” dei vari gruppi di guerriglieri che combattevano contro i sovietici e contro il governo da questi sostenuto.

Osama bin Laden non beneficiò di questi aiuti, in quanto lo sceicco disponeva di risorse finanziarie proprie. Inoltre USA e Pakistan avevano tutto l'interesse a finanziare i capi locali, in previsione di una loro futura ascesa al governo del paese, piuttosto che personaggi stranieri destinati (così si pensava) a sparire alla fine del conflitto. Ancora una volta viene smentita la tesi cara ai "complottisti" secondo cui il leader di al-Qaeda fu addestrato e finanziato dalla CIA.

Dopo il ritiro dei sovietici, l'agenzia americana si preoccupò di recuperare i missili antiaerei Stinger ceduti ai guerriglieri afghani e di monitorare le attività di India e Pakistan nel campo delle armi nucleari, disinteressandosi delle vicende politiche afghane.

Le cose cambiarono nel momento in cui Osama bin Laden avviò la sua campagna terroristica contro gli Stati Uniti e il regime dei Talebani (che godeva di ampio sostegno in Pakistan) gli diede asilo, protezione e appoggio logistico: la CIA fu costretta a riconsiderare l'opportunità di tornare in Afghanistan e di appoggiare i gruppi armati che si opponevano ai Talebani, al fine di eliminare la nuova e inaspettata minaccia.

Furono approntate vere e proprie strategie di intervento in quella terra sfortunata e martoriata. Quando sentiamo dire che i piani di invasione all'Afghanistan erano pronti già prima dell'11 settembre 2001, l'affermazione poggia su fatti veri, di cui Coll ci fornisce un quadro dettagliato.

Non è vero che l'11 settembre 2001 fu un complotto per invadere l'Afghanistan, ma è vero che esistevano piani di intervento per operazioni segrete (peraltro approvati dal Governo e dal Congresso americani) mirate a contrastare quella minaccia che si sarebbe poi drammaticamente concretizzata l'11 settembre del 2001.

Talvolta viene affermato dai sostenitori di teorie alternative (è successo proprio su questo blog) che Coll nel suo libro avrebbe confermato la tesi (sostenuta da ex ufficiali della polizia filippina, riportata da alcuni giornalisti e indagata dalla Commissione d'Inchiesta sull'11 settembre) secondo cui le autorità filippine informarono l'intelligence americana, sin dal 1995, del fatto che al-Qaeda stesse preparando attacchi suicidi utilizzando aerei di linea dirottati (per approfondire: articolo sull'Operazione Bojinka).

Ebbene, su questo punto Coll viene citato a sproposito. Nel suo libro fa un solo accenno a questa vicenda (capitolo 15, pagina 346 dell'edizione italiana qui recensita), citando come fonte un articolo del New York Times del 9 giugno 2002, che a sua volta si basa su quanto dichiarato dai già citati ex ufficiali della polizia filippina.

La fonte è rimasta sempre quella e Coll non aggiunge nulla di suo: purtroppo è l'ennesima dimostrazione che bisogna sempre diffidare di qualsiasi affermazione e citazione fatta dai complottisti, perché troppo spesso le cose sono ben diverse da come essi le presentano.

Il libro si chiude con ben 96 pagine di note che elencano le fonti utilizzate e una ricca e utilissima bibliografia. Si fa notare, purtroppo, l'assenza di un indice analitico.

2008/07/22

Al-Qaeda ri-ri-ri-ri-ri-rivendica l'11/9

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

La BBC riferisce che Mustafa Abu al-Yazid, noto anche come Sheikh Saeed, ritenuto il comandante delle operazioni di al-Qaeda in Afghanistan e amministratore del supporto economico agli attentati dell'11 settembre 2001, ha concesso un'intervista televisiva all'emittente pachistana Geo.

Oltre a rivendicare l'attentato all'ambasciata danese a Islamabad, ha dichiarato all'intervistatore che al-Qaeda era stata "properly involved" ("adeguatamente coinvolta" o "completamente coinvolta" o "ben coinvolta" o "coinvolta come si deve", a seconda delle interpretazioni, vedi commenti qui sotto) negli attentati di New York e Washington e negli attacchi del 1998 alle ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania.

Si tratta dell'ennesima rivendicazione della paternità degli attentati da parte di vari esponenti di al-Qaeda (Osama bin Laden, Khalid Sheikh Mohammed, i dirottatori stessi nei loro testamenti video), ed è particolarmente significativa perché resa da una persona libera e quindi non squalificabile perché ottenuta sotto tortura, come argomentano alcuni per la seconda rivendicazione di Khalid Sheikh Mohammed (dimenticando che la prima fu invece resa quando era uomo libero).

Sarà interessante vedere come verrà giustificata questa nuova rivendicazione da parte dei sostenitori delle teorie alternative: se si appoggeranno alla teoria dei sosia, dovranno attribuire ai mandanti della messinscena un talento straordinario nel trovare così tanti sosia dei vari leader di al-Qaeda, capaci di parlare perfettamente le lingue locali e disposti a recitare la parte; se sosterranno che il video è falso, dovranno spiegare come mai i giornalisti dell'emittente Geo non lo smentiscono; se ipotizzeranno che al-Yazid sia un mitomane, dovranno spiegare se allora lo sono anche gli altri esponenti che hanno fatto rivendicazioni analoghe sull'11/9. Non sembrano esserci molte scappatoie che non sfocino nel ridicolo.

Per chi fosse interessato a un quadro generale delle rivendicazioni rilasciate fin qui, è disponibile un articolo apposito.

2008/07/21

World Trade Center nei film (anni '70)

di mother e Hammer

La città di New York appare in molti film della storia del cinema mondiale. Esistono pertanto varie testimonianze delle Torri Gemelle nelle opere cinematografiche. Spesso si vedono solo come sfondo nello skyline di Manhattan, altre volte fanno da scenario anche gli interni, gli uffici e gli altri palazzi del complesso. Quello che segue è un elenco delle apparizioni del complesso del World Trade Center nei film dal 1971 al 1979.
  • 1971 - The French Connection ("Il braccio violento della legge") - Mostra il complesso in costruzione sullo sfondo, quando un carico di droga viene scaricato da un'auto a Brooklyn Heights al minuto 34.
  • 1971 - Klute - minuto 43 e minuto 90.
  • 1972 - The Hot Rock ("La pietra che scotta") - Comprende immagini riprese in volo in elicottero verso il World Trade Center ancora in costruzione - video (dal minuto 62 al minuto 64).
  • 1972 - Up the Sandbox ("Voglio la libertà") - Il WTC è ripreso varie volte fra i minuti 39 e 43.
  • 1973 - Godspell - Parte del musical è stato registrato sulla sommità del World Trade Center ancora in costruzione. Sono presenti numerose visuali con le Torri Gemelle sullo sfondo.
  • 1973 - Mean Streets - Minuto 4.
  • 1973 - Serpico - Minuto 105.
  • 1973 - Shamus - Minuto 40.
  • 1973 - Sisters ("Le due sorelle") - minuto 9, 46, 57, 63.
  • 1974 - Death Wish ("Il giustiziere della notte") - A 5 minuti dall'inzio del film, Charles Bronson passa un modello di Manhattan che include le torri del World Trade Center. A 69 minuti il World Trade Center può essere visto da lontano.
  • 1974 - For Pete's Sake ("Ma chi te l'ha fatto fare?") - Minuto 35.
  • 1974 - Harry and Tonto - Minuto 15.
  • 1974 - The Taking of Pelham 123 - Minuto 40.
  • 1975 - Dog Day Afternoon ("Quel pomeriggio di un giorno da cani") - Durante i titoli di apertura si vedono le torri sullo sfondo. Concordemente con il fatto che l'azione narrata ha luogo il 22 agosto 1972, quando solo una delle due trorri era completa, la Torre Nord appare ancora priva dell'antenna che la contraddistinguerà.
  • 1975 - Three Days of the Condor ("I tre giorni del condor") - Diverse immagini degli interni, compresi l'ingresso e gli uffici - (minuto 23, 27, 37, 80).
  • 1976 - King Kong - Nel remake del classico del 1933, il gigantesco gorilla scala il World Trade Center invece dell'Empire State Building - video (L'azione di King Kong attorno al World Trade Center comincia a 1 ora 53 minuti nel film. King Kong scala le Torri Gemelle nel punto culminante del film e salta da una Torre all'altra prima di essere ucciso. Questo film mostra anche alcune immagini degli interni del World Trade Center).
  • 1976 - Godzilla Vs Megalon - Remake americano del film giapponese omonimo del 1973, vede nel poster i due giganteschi mostri scontrarsi sul tetto del World Trade Center, anche se il film non ha nessuna ambientazione a New York.
  • 1976 - Marathon Man ("Il maratoneta") - Minuto 44.
  • 1977 - Emanuelle e gli ultimi cannibali - Immagini all'inizio del film; minuti 1, 14, 15.
  • 1977 - Saturday Night Fever ("La febbre del sabato sera") - Immagini all'inizio del film, minuti 79, 83 e 112.
  • 1977 - The Sentinel - Minuto 89.
  • 1977 - The Turning Point ("Due vite, una svolta") - Minuto 25.
  • 1978 - Blackout - Minuto 24, 27, 71.
  • 1978 - Eyes of Laura Mars ("Gli occhi di Laura Mars") - Minuto 54.
  • 1978 - Fingers ("Rapsodia per un killer") - Minuto 28.
  • 1978 - The Wiz ("I'm magic") - Nella versione cinematografica del celebre musical "The Wiz", il mago risiede proprio nelle Torri Gemelle. Inoltre uno dei balletti si svolge proprio nella World Trade Center Plaza fra le due torri - video (a 73 minuti, Dorothy ed i suoi amici arrivano ad Emerald City, con incluso il World Trade Center sullo sfondo).
  • 1978 - Superman - Le Torri Gemelle fanno da sfondo a uno dei primi interventi del supereroe. Il complesso è visibile anche nello sfondo di alcune scene di volo di notte.
  • 1978 - documentario Connections - Serie di documentari televisivi narrati dallo storico James Burke. Nella prima puntata chiamata The Trigger Effect si parla del World Trade Center, si mostra la World Trade Center Plaza, un ascensore e il vano dello stesso mentre il mezzo sale, e infine il tetto del World Trade Center.
  • 1979 - Going in Style ("Vivere alla grande") - Minuto 33, 60.
  • 1979 - Kramer vs Kramer ("Kramer contro Kramer") - Minuto 67.
  • 1979 - Manhattan - Il World Trade Center è visibile in alcune vedute notturne di New York.
  • 1979 - Something Short of Paradise ("Toccando il paradiso") - Immagini nei titoli d'apertura al minuto 9.
  • 1979 - Zombi 2 - Nelle immagini iniziali e molte altre, minuto 7 e 79.
  • 1979 - Meteor - Le Torri Gemelle sono colpite da un frammento di meteora - video (minuto 31, 74. La meteora solca il cielo di New York andando a schiantarsi sul World Trade Center a 79 minuti).

Continua...

2008/07/20

Visita all'esposizione commemorativa di Caen / 2

di Paolo Attivissimo su testo e foto di Mattia Butta, citato con il suo permesso. La prima parte di quest'articolo è pubblicata qui.

English Abstract: This is the second part of a two-part article describing a visit to the 9/11 Memorial Exhibition in Caen, France. The first part is here. If you'd like an English translation, leave a comment below. Please note comments are subject to moderation and therefore are published with a slight delay.

Prosegue il resoconto di un lettore, Mattia Butta, della visita all'esposizione allestita al Mémorial di Caen per non dimenticare l'11 settembre 2001. La parte iniziale del resoconto è stata pubblicata su Undicisettembre qui.

Con questo articolo non si intende fare opera di mero debunking delle teorie cospirazioniste, ma presentare una mostra che permette agevolmente a chiunque, specialmente in Europa, di conoscere e capire meglio questa tragedia con l'efficacia e l'impatto che soltanto reperti tangibili possono avere.

"11 settembre, dove eravate?" di Mattia Butta


[segue da qui] Passo alla sala centrale, che rappresenta gli istanti immediatamente successivi all'attacco: in alcune bacheche troviamo gli effetti personali di persone che in quel momento si trovano nelle torri gemelle e cercano di scappare. Ci sono il notebook di una professoressa, il volante di un'automobile.







Stride la collezione di pin e toppe per bambini, con disegni allegri raffiguranti il WTC. In questa sala vengono ricordati i soccorritori che in quel momento sono accorsi sul luogo: sono esposte la portiera di un'ambulanza e quella di un camion dei pompieri.







[La didascalia che accompagna questo reperto nell'esposizione precisa che si tratta di una portiera di un veicolo dello Squad 1, con base a Brooklyn, che quel giorno perse dodici uomini. Questi, signori complottisti, sono gli uomini che accusate di nascondere la verità e di tacere le prove della messinscena – P.A.]

Uno dei pezzi più “speciali” dell'esposizione è una giacca dei NYFD, esposta sotto una gigantografia raffigurante tre pompieri; in quella foto c'è chi guarda in basso, distrutto dall'evento, e chi guarda fisso e deciso, pronto a reagire. Sulla giacca ci sono firme e motti come “United we stand”, scritte da chi quell'evento l'ha vissuto da dentro.



Davanti a quella giacca, quando leggo quell'“United we stand”, quella fierezza nella reazione che accomuna le persone e le fa diventare fratelli, ecco, proprio in quel momento provo una sensazione che provai solo nell'estate 2006, all'aeroporto di Glasgow. Erano i giorni del caos totale generato dagli sventati (e presunti) attacchi che si sarebbero dovuti realizzare con le bombe a base di liquidi portati in cabina. In quei giorni si doveva prendere l'aereo quasi nudi, con niente in mano.

Al check-in avevo portato un libricino col Vangelo di Luca, che mi aveva regalato un pastore protestante a Edimburgo; volevo leggerlo nei tempi morti dei lunghissimi controlli. Ebbene, mi vietarono di portarlo con me: niente, pasaporto e carta d'imbarco. Mi fecero togliere le scarpe e camminare a piedi nudi, mi perquisirono fisicamente in ogni dove, genitali compresi. Mi venne da piangere: che senso aveva tutto questo? Perché queste persone vogliono e possono condizionare la nostra esistenza in questo modo? Ecco, davanti alla divisa dei pompieri, provo ancora quella voglia di piangere irrazionale.



Questa sala ci ricorda, anche grazie alla statua della libertà del ristorante Nino's [foto qui accanto], di ciò che avvenne dopo l'attacco, quella grande solidarietà e umanità, per cui ci si aiutava l'un l'altro anche senza conoscersi; un fenomeno impossibile normalmente in una metropoli.

[La didascalia a Caen spiega che si tratta della statua pubblicitaria della Coca-Cola del Nino's Restaurant, situato a poca distanza dal WTC, che divenne il centro d'accoglienza per poliziotti, pompieri e soccorritori e dove furono serviti oltre 500.000 pasti gratuiti durante i cinque mesi dei lavori di soccorso e recupero – P.A.]


Passo alla sala successiva, l'ultima del piano superiore, che simboleggia il giorno dopo. Vengo accolto dal colpo d'occhio del muro dei dispersi. Si tratta di una riproduzione di soli alcuni delle migliaia di cartelli affissi per la città con la scritta “Missing” e la foto del parente disperso.







Basta dare una rapida lettura ai nomi e un rapido sguardo alle foto, per rendersi conto che le persone coinvolte in quella strage appartenevano alle più diverse razze e nazionalità. Ci sono tutti i colori della pelle, tutti i tipi di nomi e provenienze, come è ovvio che sia in una metropoli come NYC. Ma questo mi fa pensare come l'attacco dell'11 settembre non sia stato un realtà un attacco ai WASP americani, parenti di Bush; in realtà è stato un attacco al mondo intero, e lo leggi nei nomi delle persone.



Scorgo un nome familiare (Alena Sesinová), quasi sicuramente era una signora di origine ceca (come poi vedrò confermato da una ricerca su internet). Essendo la Repubblica Ceca il paese che mi accoglie, mi sento vicino a quella persona, e questa tragedia mi fa un po' più male.

Su due schermi vengono trasmessi i telegiornali di France 2 sulla tragedia. In una teca ci sono i giornali di tutto il mondo che, in tutte le lingue, il giorno dopo annunciano la tragedia.

Il giorno dopo, il giorno in cui si pensa a chi c'è dietro quei morti, il giorno in cui i parenti che non vedono il disperso tornare a casa, capiscono che non c'è più niente da fare. Il giorno in cui si inizia ad associare una vita ad ogni nome di un morto.

Per questo su un lato della sala ci sono alcuni pannelli con le foto e le storie di alcune persone tra le tante morte quel giorno. C'è il pompiere, l'assistente di volo, la maestra in pensione, o la studentessa che tornava a casa in California dai genitori. Tutti accomunati dall'essersi trovati nel posto sbagliato nel momento sbagliato, chi per un terribile fato, chi invece per aver scelto di dedicare la vita a salvare gli altri. Nella teca davanti a questi pannelli troviamo i loro effetti personali.











La visita continua al piano inferiore, dove è trattato quello che è seguito all'evento. Vengono esposti cimeli realizzati dagli studenti delle scuole, per ricordare l'evento. C'è una porzione della recinzione dei ricordi, dove per i mesi successivi furono appesi appelli, ricordi e bandiere. Troviamo anche dei frammenti di sculture presenti dentro e davanti al WTC prima dell'attacco [una statua di Rodin e la scultura di Alexander Calder situatata davanti al WTC7]: sembra quasi ci dicano che l'attentato ha distrutto anche “il bello”, che il mondo è cambiato.







In questa sala, nel concludere la visita, troviamo anche gli unici accenni politici dell'esposizione. Su uno schermo viene trasmesso Bush, mentre dichiara al congresso americano che gli attacchi dell'11 settembre sono da considerarsi un atto di guerra, mentre su diversi pannelli si racconta la reazione della comunità internazionale all'attentato e quello che ne è seguito.

La visita si conclude. Lo scopo dell'esposizione è chiaro, e l'ho capito guardando alcuni ragazzini mentre guardavano un video che, nella sala centrale del piano superiore, trasmetteva le immagini dell'attacco alle torri gemelle. Questi ragazzini avranno avuto 11 o 12 anni al massimo, e discutevano con competenza dell'evento. Fatti due conti, nel 2001, sette anni fa, avevano 4 o 5 anni, e di certo non si ricordano dell'attentato per averlo visto in diretta.

Mi sono reso conto che il tempo passa velocemente, e sta già crescendo la generazione che non ha vissuto l'11 settembre, che non ha provato l'angoscia di quegli istanti, poi sfumata col tempo. Questa mostra serve per fare vivere a questa nuova generazione, quello che fu l'attentato e serve a noi, che invece l'abbiamo vissuto, per riportarci indietro a quei momenti e farci ripensare a quello che è stato.